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CIMBRI
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"De
ünsarn eltarn habent hortan kchöt, dass dar
ünsar stam vun zimbarn ist von tåüschen lentarn
af an nort kömet in des bellische lant, in zait
vom krige, ba dar grosse stroach ist den gant
übel. / I nostri genitori hanno sempre
raccontato che la nostra stirpe dei Cimbri è
venuta dal lontano Nord in tempo di guerra in
terra italiana, poiché la grande battaglia aveva
avuto per loro esito negativo."
Ogni
saga ha un carattere eziologico, cerca cioè di
chiarire ciò che a primo acchito appare fuori
del comune. Il nostro racconto si occupa del
problema, di come sia possibile che un popolo,
che parla una lingua dai suoni germanici, viva
all'estremo bordo meridionale delle Alpi nord
occidentali in piena area linguistica italiana.
"Non è fuor di proposito di parlar qui dei
pretesi Cimbri che abitano nei Sette Comuni, e
vuolsi che parlino la lingua danese. La loro
popolazione ascende forse a cinquanta mille
persone. Sono creduti comunemente un avanzo de'
Cimbri, che fuggendo dalla sconfitta avuta da
Mario, si sono stabiliti in cotesta isola nei
monti. Io aveva pensato di andarli a visitare
per curiosità; imperciocchè qual cosa più strana
che udir tutto un popolo in Italia parlar
danese!" S.Gioerwel, soprastante della Real
biblioteca di Stockolm. La saga mette in
relazione la provenienza dei Cimbri
settecomunigiani con la storia del popolo dei
Cimbri, provenienti dallo Jutland in Danimarca,
che emigrarono - primi tra tutti i popoli
germanici - nella penisola italiana, ma furono
sconfitti nel 101 a.C. dall'esercito romano di
Mario. Uno sparuto numero di guerrieri cimbri
sarebbe sopravvissuto nel "grande scontro" (grossen
Stroach) e avrebbe trovato rifugio sulle
montagne del Veneto. In questo modo si sarebbero
formati i Sette Comuni in provincia di Vicenza
e, più tardi, i Tredici Comuni in provincia di
Verona, gli abitanti dei quali parlerebbero
ancora l'antica lingua germanica dei Cimbri,
appunto.
La più
antica colonia cimbra è, senza dubbio, quella
dei Sette Comuni, nella odierna provincia di
Vicenza, nel Veneto, la cui variante linguistica
presenta alcune caratteristiche dell'Antico Alto
Tedesco, la lingua parlata nella Germania
meridionale dal 750 fino al 1050 circa. Qualcuno
infatti ritiene che i Cimbri discendano da
coloni tedeschi chiamati da feudatari imperiali
tra il X ed il XII secolo a popolare l'Altipiano
di Asiago, e qui impiegati in lavori di
sroncatura dei boschi (dall'equivalente termine
tedesco verrebbe la stessa denominazione di "cimbri"),
e quindi di allevamento ed agricoltura.
Precisamente la zona di provenienza sarebbe
stata individuata ai confini tra Baviera e
Tirolo, nell'area amministrata dall'abazia di
Bernediktbeuern. Ma è lo stesso A. Dal Pozzo, il
più illustre studioso delle origini della
popolazione dell'Altopiano, ad additare questa
ipotesi come priva di fondamento.
La
colonia dei Sette Comuni conobbe nel XVII e
XVIII secolo un periodo di fioritura, che si
concretizzò nell'indipendenza politica, già
peraltro ottenuta nel 1310, e nella produzione
di una vera e propria letteratura, con
traduzioni e poesie in cimbro come pure con
opere di carattere religioso e di sapienza
popolare (proverbi).
La
Federazione dei Sette Comuni fece atto di
dedizione alla Repubblica di Venezia nel 1405
(1404m.v.), conservando però la sua autonomia
locale e tutte le proprie istituzioni e
consuetudini; rimase viva e fiorente per cinque
secoli (fu la più antica del mondo, assieme a
quella elvetica) fino all'avvento di Napoleone.
Il colpo mortale arrivò, però, con lo scoppio
della Prima guerra mondiale: gli abitanti dei
Sette Comuni si trovarono in piena linea di
fronte. L'Altopiano fu teatro di alcune tra le
più cruente battaglie mai combattute nella
Grande Guerra e i Cimbri settecomunigiani furono
evacuati nella pianura padana, dove furono
costretti a parlare italiano sia tra di loro che
con i bambini, altrimenti avrebbero corso il
pericolo di essere scambiati per nemici o
quantomeno per filoaustriaci. Molti rifugiati
cimbri non ritornarono più sull'Altopiano dei
Sette Comuni.
A causa
della presenza di un forte substrato romanzo,
precedente la colonizzazione cimbra, ma anche
spesso attraverso un'opera di sistematica
italianizzazione (a Terragnolo, ad esempio, la
lingua cimbra scomparve con la creazione di una
scuola parrocchiale italiana (1786), voluta dal
parroco don Leonardo Zanella, che proibì nel
modo più severo possibile agli adulti (anche
nella confessione) "di parlare questa lingua
barbarica con i bambini") il numero dei parlanti
cimbro si ridusse sempre più fino a coincidere,
già agli inizi di questo secolo, con i soli
abitanti di Luserna/Lusern (TN) e di
Roana/Robaan (VI).
"Abbiamo
lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo
lasciato prosciugare tante sorgenti, abbiamo
lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti
sempre più nel deserto in un esodo senza terre
promesse.
Ma la
nostra terra promessa è qui, tra questi monti e
questi sassi: qui, contro oppressioni di
schiavitù avvilenti qui, contro illusori idoli
dorati, qui, per raccogliere le tavole di nuove
e antiche alleanze, qui, per stillare latte e
miele da questa dura terra."
Da
ricordare un episodio importante per la storia
dei Sette Comuni: nel maggio 1709 Federico IV,
Re di Danimarca, volle compiere un viaggio di
puro diporto in Italia (sotto il nome di conte
di Oldenburgo). Accompagnato da numerosi nobili
del suo regno, dopo aver visitato Verona,
Venezia, e Firenze, sostò a Vicenza, ospite dei
conti Velo. Fu durante questo soggiorno che,
avendo udito come alcuni del suo seguito
avessero potuto conversare ed intendersi con
uomini scesi dai Sette Comuni per sbrigare i
loro affari, manifestò il desiderio di visitare
quei luoghi, che si diceva fossero abitati da
discendenti degli antichi Cimbri. Recatosi ad
Asiago, ricevette un'accoglienza solenne e
festosa; ma ciò che più lo sorprese, fu il
sentirsi salutare e acclamare dalla gente
accorsa, col grido: "Es leben unser König!",
"viva il nostro Re!".
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